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9 marzo, un anno dal primo lockdown totale e il rischio di una nuova stretta nazionale

È trascorso un anno esatto dall'annuncio dell'ex premier Giuseppe Conte che decretava la zona rossa nazionale

Il Dpcm del 9 marzo 2020 firmato dall'ex premier Giuseppe Conte stabilì per la prima volta una sorta di serrata del Paese che duró fino al 4 maggio. In primavera e in estate poi finalmente le riaperture a scaglioni.

Ma in autunno dopo un' estate da 'liberi tutti' il virus si è rimostrato ancora una volta con tutta la sua forza portando subito morte e quindi il ritorno dei divieti dell’autunno e dell’inverno.

È trascorso un anno dall'inizio di questo incubo 

Oggi, ad un anno da allora, l'Italia si trova ad affrontare nuove, e decisive, sfide. Il rischio di finire di nuovo in lockdown è più concreto che mai, complice l'estrema velocità di diffusione delle varianti, soprattutto tra i più giovani. Quel che è certo è che un'altra Pasqua, dopo Natale e Capodanno, passerà sotto restrizioni.

L'unica ancora di salvezza sembra essere il vaccino anche se le somministrazioni procedono lentamente.

La situazione oggi

I numeri dei contagi, dei decessi e dei nuovi ricoveri ospedalieri non mostrano segnali positivi. Il timore è che nei prossimi giorni la curva possa salire nuovamente e toccare la pericolosa soglia delle 40mila positività giornaliere, per cui sarebbe necessaria una nuova stretta per arginare la diffusione del Coronavirus.Si torna pertanto a parlare di lockdown nazionale, che eventualmente sarebbe differente da quello che veniva imposto esattamente un anno fa. Infatti, come riporta ilGiornale in edicola oggi, non si estenderebbe per l'intera settimana ma sarebbe circoscritto ai soli fine settimana.

Le ipotesi sul tavolo

L'esecutivo dunque si prepara a chiedere altri sacrifici agli italiani affinché il bollettino quotidiano possa far emergere buone notizie. Stando a quanto appreso e riportato dal Corriere della Sera, tra le diverse idee vi è quella di anticipare il coprifuoco - attualmente fissato dalle ore 22 alle 5 del mattino - alle 19 o al massimo alle 20. Le altre possibilità riguardano la serrata dei negozi almeno dove sono chiuse le scuole, evitando così che i ragazzi possano ritrovarsi nei centri commerciali il pomeriggio dopo aver fatto lezione a distanza da casa. Oggi il ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi incontrerà gli esperti del Cts e dell'Iss per discutere delle varie opzioni in tema didattico, mentre più di qualche governatore avanza l'ipotesi più estrema: chiudere le scuole in tutta Italia.

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