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La proposta: penitenziari con un fiore risorge una vita

Dar vita ad un vivaio all'interno delle carceri irpine e non solo. È la proposta della psicologa forense, Francesca Accetta. È una nuova concezione di rieducazione dei detenuti, attraverso la cura di piante e fiori, in un modo più ampio ed accurato rispetto ad un corso di giardinaggio. Dal seme alla fioritura per offrire un servizio di fiori a domicilio attraverso convenzioni comunali e negozi della zona, affinché il ricavato venga destinato ai canili locali o per finanziare progetti a favore della comunità. I ristretti imparano il mestiere del fioraio, un'iniziativa che gli consentirebbe di affrontare la detenzione con uno spirito più costruttivo, speranzoso e meno afflittivo durante gli interminabili anni della pena. Ad esempio la Casa Circondariale di Bellizzi Irpino è dotata di ampi spazi verdi che se predisposti a tale progetto lo renderebbero un Istituto creativo e all'avanguardia nella risocializzazione dei ristretti. Concludo con una frase celebre: "Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera. (Pablo Neruda)"

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