Tamponi Covid-19, Todisco: "Il Ministero autorizzi i laboratori privati"

L'ex consigliere regionale ribadisce l'importanza dei tamponi per evitare il diffondersi dei contagi

"In questi due giorni non ho voluto dire una sola parola su una polemica istituzionale, tutta irpina, che ho trovato assolutamente fuori luogo in questo tempo drammatico. Mi sia consentito però di chiarire alcuni aspetti".

Francesco Todisco, interviene nel dibattito sui tamponi ribadendo l'importanza di questo strumento per arginare i contagi. 

"Partiamo dal primo: che sia necessario un sistema che controlli la positività al Covid di quante più persone è possibile è assolutamente indiscutibile. E non è stato accettabile che, ad Ariano e nei comuni limitrofi, tanti cittadini con sintomi influenzali (o addirittura parenti di contagiati) non abbiano potuto essere sottoposti al controllo o abbiano dovuto attendere tanto. Facile a dirsi, naturalmente. Perché i laboratori di analisi pubblici italiani non erano preparati, da decenni, a quest’onda e più di un certo numero di tamponi al giorno non è stato possibile prelevare ed analizzare. Mancano non solo i tamponi in numero sufficiente per affrontare un aumento di mille volte il normale utilizzo, ma mancano anche gli stessi kit di biologia molecolare e soprattutto le materie prime come i kit di estrazione che servono a corredo. È una situazione che riguarda i laboratori della Campania, come pure del Nord Italia o della Svizzera o della Gran Bretagna in questa emergenza. Bene ha fatto De Luca ad attrezzare il maggior numero possibile di laboratori ospedalieri per questa necessità e credo che il Ministero della sanità possa fare di più e chiamare in causa, autorizzandoli, anche i laboratori privati, naturalmente all’interno di un protocollo stringente a garanzia di tutti. Aver contezza del numero dei contagi non è un esercizio statistico, ma consente di prendere quelle misure di distanziamento sociale (è terribile questo termine ma rende chiara l’idea di come va affrontato il virus in questa fase) che limitino le occasioni di contagio. 

A un certo punto di questa terribile storia è emersa la vicenda del kit rapido. E veniamo al secondo chiarimento: questi non sono assolutamente sostitutivi dei PCR su Tamponi o di indagini diagnostiche sierologiche ancora più precise come “ELISA” o “CLIA”. Hanno un’altra funzione. Non fatemi entrare in un campo scientifico che non mi appartiene (ed è bene che chi non abbia competenze specifiche non si avventuri troppo in sentieri sconosciuti). Un po’ come i test rapidi per la gravidanza, in maniera semplice e veloce, evidenziano l’eventuale sospetto della positività. Vanno ripetuti più di una volta e poi posti al vaglio di un esame successivo da fare in laboratorio, in primis con prelievo su Tampone salivare per test PCR molecolare oppure sul sangue (indagine sierologica), che “certificherà” l’eventuale contagio. Perché sono utili? Perché utilizzati sulle professionalità impegnate nel contrasto alla diffusione del virus (medici, infermieri, oss, operatori del 118, ma anche forze dell’ordine dispiegate sul territorio) colmano una delle falle del sistema italiano. E cioè che chi è chiamato alla lotta al virus diventi inconsapevolmente fonte di contagio. Ciò che è accaduto negli ospedali italiani, tanto per intenderci. E quindi, a fronte di un sospetto, questo test può dirci quale medico, infermiere o ausiliario, incluse le forze dell’ordine, ad esempio, non deve essere temporaneamente messo a contatto col pubblico. Non serve alla collettività, tutt’al più potrebbe, sempre sotto la direzione medica e all’interno di un percorso coi laboratori di analisi, servire per gruppi selezionati di cittadini (ad esempio, componenti di un nucleo familiare di un soggetto già contagiato). È uno strumento di selezione ed è utile da affidare alle competenze mediche e di analisi perché riesce a vedere la presenza di anticorpi man mano che la persona contagiata li sviluppa e arrivano ad avere un’affidabilità elevata nel tempo, specie tra il settimo ed il quattordicesimo giorno, cioè al picco del contagio, anche se la persona è asintomatica. 

Ultimo punto ed ultimo chiarimento. Non ci mancano gli spazi. Non ne mancano particolarmente in Irpinia. Ci mancano le attrezzature specifiche ed è tutto un altro conto. Mancano, sia chiaro, non per volontà di qualcuno, ma perché anche il nostro Paese ha mostrato una lacuna cronica negli investimenti in questo settore, che ha fatto sì che fossimo totalmente dipendenti dalle produzioni estere, ad esempio, per i respiratori. Attendiamo che ogni giorno arrivino i permessi perché un aereo parta dalla Cina e ci porti ciò che ci occorre. Siamo messi così. E vi posso garantire che gli sforzi (anche economici) della Regione sono inimmaginabili. 

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Sarò impopolare, perché se oggi chiedi a un cittadino italiano o avellinese “vuoi un ospedale in più sotto casa per affrontare l’emergenza Covid?” probabilmente non uno solo risponderebbe “no”. Ma il punto è ciò che ci metti dentro, le attrezzature che servono per poter essere curati. Noi abbiamo bisogno di questo. Quindi, facendo sintesi: più tamponi (e quindi più laboratori che li “lavorino”), test rapidi mirati e coordinati da chi sa come utilizzarli, più attrezzature. È un tempo straordinario e noi dobbiamo essere consapevoli, responsabili, costruttivi e coraggiosi".

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