Ciriaco De Mita si lecca le ferite ma non demorde e getta le basi per la città

Affollata seduta nel post elezioni

L’Udc di Ciriaco De Mita analizza la sconfitta. Questa volta non riesce l’impresa di mandare qualche rappresentante irpino in Parlamento. Giuseppe De Mita resta fuori e deve prendere atto che l’Irpinia, o meglio l’Alta Irpinia gli ha voltato le spalle. Una sconfitta sonora , senza attenuanti. Terzo nel collegio uninominale travolto dal candidato del Movimento 5 Stelle e da quello del centrodestra. “Abbiamo affrontato una campagna elettorale, consapevoli che ci stavamo muovendo in una condizione difficile, anche se pensavamo che nelle nostre comunità il senso di solidarietà, la conoscenza tra noi avrebbero potuto fare da argine. Non siamo andati in giro a dire quello che avevamo fatto e quello che potevamo promettere: non era utile la prima cosa, non serviva la seconda, abbiamo invece cercato di recuperare la solidarietà umana, il contatto con le persone. E questo modo di fare, ma mano che passavano i giorni, ci ha dato la consapevolezza che, seppure stretta, una via c'è: il recupero del dialogo con la gente perché chi è qui stasera è più sconfitto di noi perché pensava che la politica fosse una parte dell'umanità, che esistesse un altro mondo oltre a quello dell'insulto e della rabbia”.

Ciriaco De Mita, invece, continua a lodare il nipote:”ha fatto un gran discorso che è la migliore risposta ad un gruppo di avventurieri che voleva spiegare perché non avrebbe dovuto essere candidato: lui è una persona perbene, qui non ci sono avventurieri. Questo passaggio elettorale anomalo per la quantità di voti espressi a favore non si capisce di chi, ha diviso il paese per circostanze diverse ma la cosa più anomala è che chi ha vinto non sa perché ha vinto e non si candida a governare”. 

Guarda al futuro il consigliere regionale Maurizio Petracca, diventato ora il riferimento più importante nelle Istituzioni. Per costruire l’alternativa ai 5 anni della gestione del Partito Democratico e di Paolo Foti: “Condizione imprescindibile è che tutte le forze politiche prendono atto del disastro degli ultimi 5 anni, senza coloro che lo hanno generato logicamente. Da parte mia c’è l’assoluta disponibilità, ma se si dovesse immaginare di ricostruire dalle macerie, con gli stessi che le hanno generate, le difficoltà saranno maggiori”.

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