Suore firmavano voti di obbedienza col sangue: convento choc in Irpinia

Questo e tanto altro è scritto nel fascicolo inviato alla Procura di Avellino - riportato su il Mattino a firma di Loredana Zerrella - sulle presunte irregolarità nella gestione dell'Istituto dei Frati Francescani dell'Immacolata di Frigento

"Il voto di obbedienza sottoscritto col sangue e le suore costrette a subire molestie e consumare cibi scaduti".  Questo e tanto altro è scritto nel fascicolo inviato alla Procura di Avellino da Giuseppe Sarno, l'avvocato che lo scorso settembre, per conto dei vertici della Congregazione, sporse querela-denuncia e fece partire le indagini sulle presunte irregolarità nella gestione dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata di Frigento e riportato su il Mattino a firma di Loredana Zerrella. 

Tutto è partito da un’indagine sui milioni che la fondazione ha raccolto negli anni, soldi che venivano gestiti da Padre Manelli e Padre Pellettieri. Gli inquirenti dovranno far luce sulla vicenda di Adriana Pallotti, la 98enne di San Giovanni Rotondo che ha denunciato il raggiro di Padre Manelli e Padre Pellettieri. L’anziana sarebbe stata convinta da questi a cambiare lo statuto della Onlus da lei costituita nel 2006, la Fondazione della Divina Volontà di Adriana Pallotti, con il fine ultimo, a lei nascosto, di sciogliere l’Organizzazione non lucrativa per devolvere tutto il suo patrimonio all’ Associazione Missione dell’Immacolata di Frigento, già indagata insieme all’Associazione Missione del Cuore Immacolato, per la titolarità, a quanto pare illecita, di beni mobili e immobili, nonché per le disponibilità finanziarie, per un valore di 30 milioni di euro, ora sotto sequestro preventivo.

Ma le accuse più pesanti sono raccolte nel fascicolo e riguardano "scenari di presunti abusi, atti di libidine e prevaricazioni attuate dal fondatore" Padre Stefano Maria Manelli. Riporta Il Mattino: "Si parla di fanatismo, culto idolatrico verso il fondatore della Comunità e dei suoi presunti atteggiamenti autoritari, possessivi e narcisisti, volti al controllo assoluto e incondizionato di frati e suore, molti di cui stranieri, nel convento di Frigento e negli altri sparsi in tutta la Penisola".  

Pesantissime e inquietanti le accuse rivolte al frate dalle decine di suore ed ex-religiose soprattutto, uscite fuori dall’Istituto per le vessazioni, i ricatti e le mortificazioni subite, a partire da quel patto di fedeltà assoluta che erano costrette a vergare con il sangue dei polpastrelli punti con un ago, secondo un rito settario che confermerebbe la sete di potere e di esaltazione del frate, ora rifugiato a San Giovanni Rotondo in un convento di suore.

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Dagli atti emergerebbe pure lo stato di miseria in cui vessavano le suore, diventate cieche o malate a seguito di una cattiva alimentazione. Eppure, enorme era il giro di soldi all’interno dell’Istituto, si racconta. Mistero anche sulla destinazione della beneficenza per le missioni, visto che in Africa e in Brasile le ex religiose raccontano di stenti mentre il denaro tornava indietro in Italia.

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