"Uccisi perché non conoscevano il Corano", Don Luca ricorda la strage di Dacca

Oggi i familiari di Marco Tondat, Christian Rossi, Maria Riboli, Vincenzo D'Allestro, Claudio Cappelli, Simona Monti sono stati ricevuti in udienza privata da Papa Francesco

“Uccisi perché non conoscevano il Corano… Forse è giusto che si cominci a pensare a quella strage in termini di ‘martirio’ e non come di un comune atto terroristico…”. A parlare a “Clarus”, il periodico della diocesi di Alife-Caiazzo, è don Luca Monti, che, il 1° luglio 2016, ha perso la sorella Simona, incinta di 5 mesi, nell’attentato che a Dacca, in Bangladesh, è costato la vita a 20 persone, di cui 9 italiane.

Oggi i familiari di Marco Tondat, Christian Rossi, Maria Riboli, Vincenzo D’Allestro, Claudio Cappelli, Simona Monti sono stati ricevuti in udienza privata da Papa Francesco. La famiglia di Simona Monti, residente a Magliano Sabina, in occasione dei funerali ha scelto di devolvere le offerte raccolte quel giorno in chiesa per sostenere la costruzione di una chiesa in Bangladesh, nella diocesi di Khulna. “Un luogo non solo per la preghiera dei pochi cristiani di un povero villaggio – spiega il sacerdote – ma soprattutto uno spazio di accoglienza e formazione, dove quotidianamente bambini e adulti possono stare insieme, parlare di Cristo, parlare di amore…”.

È parroco in Santa Lucia di Serino don Luca, e insieme alla sua comunità parrocchiale, soprattutto ai giovani, ha dato continuità a quella prima raccolta di fondi, donando le somme raccolte alla Fondazione di diritto pontificio Aiuto alla chiesa che soffre. “La forza della fede e il coraggio umano di mia sorella sono il testamento che ci ha lasciato – afferma don Luca -. Da esso attingiamo l’entusiasmo e la fiducia per proseguire in questo cammino di solidarietà”. Questa sera partirà per il Bangladesh per abbracciare la comunità raccolta intorno alla nuova chiesa e con loro fare festa. Venerdì prossimo, 24 febbraio, infatti, dopo cinque mesi di lavoro, la chiesa sarà consacrata e inaugurata, e i fedeli potranno disporre di un dignitoso luogo di culto.

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