A Solofra il pasticcere del Papa, la pastiera di Antonio alla corte del Vaticano

L'incontro commovente del pasticcere Antonio D'Urso con Papa Francesco

Un'esperienza commovente, un incontro indimenticabile che ha segnato profondamente Antonio nel rapporto con la Chiesa e con Dio. Una storia suggestiva, di mezzo la fede e la passione per la pasticceria.

Antonio D'Urso, 25 anni, di conoscenza ne ha maturata parecchia. Lui che è cresciuto in mezzo ai dolci, gomito a gomito con papà Luciano e suo nonno Antonio. Due fari per il giovanissimo chef dai quali ha ereditato asprazioni e talento. In Antonio è forte la determinazione di continuare un percorso che affonda radici nel lontano 1923 quando il suo bisnonno fondò a Solofra Bar Italia. Da allora 4 generazioni si tramandano di padre in figlio i segreti dei classici e intramontabili dolci della tradizione partenopea. Bar Italia è custode delle antiche ricette della famiglia Scaturchio, storica pasticceria napoletana riconosciuta a livello internazionale. Babà, sfogliatelle, cassate, cannoli e pastiere si sfornano ogni giorno con la stessa e antica passione di una volta.

Un'offerta gustativa sempre tesa alla ricerca del gusto verace. Ricette insaporite da una storia lunga 104 anni, testimonianza diretta che la pasticceria può restare ancorata alle tradizioni regalando emozioni per la memoria e il palato, persino al Papa. Antonio da buon cristiano ha infatti, voluto omaggiare il Santo Padre con una delle specialità della casa: la pastiera.

"E' stato un onore per me incontrare Papa Francesco e potergli consegnare di persona uno dei dolci più rappresentativi della nostra storia. E' una di quelle torte che mi riportano indietro nel tempo quando guardavo mio nonno lavorare in laboratorio con una passione encomiabile. Credo sia stata proprio la passione che ha guidato la mia famiglia in tutti questi anni riuscendo a creare una pastiera unica, frutto di sacrifici, lavoro e ricerca continua".

Papa Francesco non ha ricevuto una pastiera come tante, ma il risultato perfetto di più di un secolo di sperimentazioni. Quello che ne deriva è pasta frolla friabile e profumata, l'aroma di primavera delle scorzette d'arancia e poi la bontà della ricotta vaccina miscelata sapientemente con una ricotta di pecora siciliana di Mascalucia. Sapori netti, ma delicati e sinceri che hanno superato ogni controllo spingendosi fino alla corte del Vaticano. "Sapevo che non mi era permesso avvicinarmi al Papa, nè tantomeno consegnargli una torta, ma in quel momento non so cosa mi è successo. Ho sentito una voce dentro di me che mi diceva: vai Antonio, vai. In preda ad uno stato di agitazione sono corso verso Papa Francesco, ma le guardie mi hanno subito fermato". Per il pasticcere la giornata stava prendendo una brutta piega: "Adesso dovrai vedertela con noi - mi hanno sussurrato i gendarmi - cosa pensavi di fare?". Ma a quel punto tra il mormorio generale, lo sguardo di Papa Francesco si è posato sul giovane 25enne. Gli è bastato guardarlo negli occhi per capire che Antonio era una persona buona, incapace di compiere del male.

"Ricordo che mi ha guardato e mi ha chiesto chi ero e cosa facessi nella vita. Io gli ho risposto che mi chiamavo Antonio, che ero di Solofra, che avevo una pasticceria e gli avevo portato la nostra pastiera". Il Pontefice senza indugiare lo ha fatto avvicinare. Antonio era talmente emozionato che il cuore gli vibrava in gola: "Quello che è successo dopo mi sembra ancora un sogno. Ricordo che gli ho dato il dolce e poi l'ho abbracciato senza pensarci su due volte, lui per scherzare mi ha detto: ma non si abbraccia così il Papa". E invece Antonio continuava a stringere forte, incredulo di quanto gli stesse accadendo: "Poi il Santo Padre mi ha donato il suo rosario e mi ha chiesto di pregare per lui perché ne aveva tanto bisogno".

L'udienza in Vaticano per Antonio è stata un'esperienza memorabile e rivelatoria. "La fede da quel giorno mi accompagna nel mio stile di vita. Le parole del Papa resteranno sempre impresse nei miei ricordi. Prego tanto, anche per lui, proprio come mi ha chiesto - chiosa". Ma soprattutto Antonio D'Urso ha maturato dopo quell'incontro un atteggiamento interiore verso il lavoro che come più volte ha ribadito il Santo Padre, è una preziosa occasione per trasmettere agli altri la gioia di essere cristiani. E quella gioia il giovane 25enne la trasmette quotidianamente dietro il bancone della sua pasticceria dove ha intenzione di continuare la tradizione iniziata con il il bisnonno Luciano rappresentando così la storica famiglia di pasticceri che dal nulla creò una delle migliori pasticcerie d'Irpinia.

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