Inchiesta Ispettorato del lavoro, i beni di Capaldo restano sequestrati

Gli inquirenti, intanto, hanno puntato il dito contro altre cooperative e società

Resta effettivo il sequestro della somma di circa due milioni di Euro, disposto nei confronti della Capaldo SpA e della Natana.doc.

Il Tribunale di Avellino, presieduto dal giudice Sonia Matarazzo, infatti, ha respinto l’istanza di dissequestro concernente i 30 conti correnti riconducibili alle due società: la “Antonio Capaldo spa”, con il suo legale rappresentante il 77enne Gerardo Capaldo e la “Natana.doc” facente capo a Giovanni Attanasio.

La decisione in auge serve a garantire il congelamento dell’importo ritenuto dagli inquirenti “profitto derivante da condotte ritenute estorsive messe in atto dai due imprenditori in concorso”.

La vicenda

“Corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio”, in concorso con l’Amministratore Delegato di un’importante Società per Azioni irpina operante sul territorio nazionale. E’ questo il capo di imputazione per Renato Pingue, Capo dell’Ispettorato Interregionale del Lavoro di Napoli, arrestato dai carabinieri di Avellino su mandato della Procura.  Nel contempo nei confronti dell’imprenditore e del legale rappresentante di una società per azioni, che opera nel settore della fornitura di manodopera per servizi vari, è stato eseguito un provvedimento di sequestro preventivo per equivalente per l’importo di circa 2.000.000,00 di Euro.

Le attività investigative, sviluppate dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Avellino sotto la direzione della Procura della Repubblica, hanno consentito di appurare che l’alto dirigente dello Stato colpito dal provvedimento cautelare, all’epoca dei fatti anche Direttore Provinciale del Lavoro Di Avellino, avrebbe ottenuto l’assunzione di un figlio ingegnere presso la stessa società  per compiere atti contrari ai propri doveri d’ufficio, nell’ambito di un procedimento ispettivo di competenza dell’ufficio da lui all’epoca diretto, relativo ad un appalto per la fornitura di servizi tra le due spa colpite dal sequestro preventivo; la prima in qualità di committente e la seconda in qualità di appaltatrice.

Le due società erano state oggetto di verifica ed accertamento di irregolarità da parte degli ispettori del Lavoro, dipendenti dell’odierno arrestato, che in cambio dell’assunzione del figlio, nel corso del procedimento di accertamento avrebbe dato disposizioni affinché nelle comunicazioni ai lavoratori, che riuniti in cooperative svolgevano servizi in favore delle citate società, venissero omesse indispensabili informazioni, obbligatorie ai sensi dell’art. 29 del d.lgs. 276/2003, e che avrebbero consentito agli stessi di esercitare appieno i loro diritti di rivalersi per spettanze e contributi mai percepiti anche nei confronti delle due spa in qualità di committente. 

Le indagini proseguono

Le indagini, intanto, proseguono senza sosta. Gli inquirenti hanno puntato il dito contro altre cooperative e società. Le ultime indiscrezioni affermano che, in tal senso, affermano che sono emersi ulteriori elementi ritenuti di particolare interesse per gli investigatori. 

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