Irpinia, è allarme suicidi: cosa spinge un uomo a togliersi la vita?

La psicologa Carmen De Vito afferma: “Non solo politica e contesto sociale, perfino l’architettura di una città può influire sull’umore di un individuo”

La Dott.ssa Carmen De Vito

Sono stati 28 i suicidi che, nel 2018, hanno caratterizzato l’Irpinia. Numeri allarmanti che danno l’idea di una vera e propria emergenza. Avellino Today ha intervistato Carmen De Vito, giovane psicologa irpina, e ha affrontato il problema. Cosa scatta nella mente di un uomo per spingerlo a commettere il più estremo dei gesti?

“La situazione suicidi in Irpinia è monitorata da tempo. I dati Istat affermano che questa ondata ha raggiunto il suo picco anni fa. Questo c’ha spinto a organizzare dei seminari di sensibilizzazione all’interno delle scuole sul disagio psicologico e, in particolare, sulla depressione. L’obiettivo era spiegare che il suicidio, in realtà, non è altro che la mancanza di strategie. Il dolore diventa così forte da inibire l’individuo, togliendogli ogni speranza. Un aspirante suicida, però, non matura da un giorno all’altro questa decisione. Questo malessere si percepisce e si tocca molto tempo prima dell’estremo gesto. I sintomi sono molti. Possono essere ritrovati nei disturbi del sonno così come in quelli dell’alimentazione. Un comportamento sedentario e chiuso. Bisogna imparare l’enorme differenza che c’è tra la tristezza, un’emozione normale che ci consente anche di assimilare l’esperienza che facciamo e trarne giovamento, e la depressione. Quest’ultima è qualcosa di profondamente diverso. La depressione crea un crollo emotivo. Una persona preda della depressione è convinta che, qualsiasi cosa farà, le cose non cambieranno mai. Noi, con l’Associazione Psicologi Irpini, (A.Ir.P.), in occasione della settimana del benessere psicologico, abbiamo organizzato un evento in cui abbiamo spiegato cos’è la resilienza, ovvero la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità. Questo è il metodo utilizzato da noi psicologi per far fronte al problema, ovvero: creare delle strategie. Chi subisce le esperienze negative non deve vederle come un fallimento ma, piuttosto, come un’occasione di crescita. Io ho partecipato al progetto "Felicitav", un ciclo di seminari per sensibilizzare e formare la popolazione avellinese sul tema del disagio psicologico e per confrontarsi con gli studenti e aiutarli a comprendere le proprie emozioni. Questo, ovviamente, a titolo gratuito poiché la nostra richiesta di finanziare il progetto non è stata accolta dalle istituzioni. Un progetto assolutamento valido e che io ho intenzione di riproporre all’interno delle scuole”.

Lei ha descritto sintomi che, se vogliamo, possono essere facilmente rivisti in un giovane che, ogni giorno, affronta le difficoltà proprie di questa età. Come si può distinguere, in questo caso, un soggetto “a rischio” da un soggetto “normale”?

“La depressione è classificata come “disturbo dell’umore”. Il primo segnale da ricercare è la volontà di isolarsi. Un soggetto a rischio tende a isolarsi, a smettere di muoversi. La persona depressa è completamente inattiva. Proprio in virtù di questo, il movimento è sempre ben consigliato”.

La presenza di un individuo depresso come modifica e influisce sullo stato generale del nucleo familiare?

“La depressione può anche essere una predisposizione genetica. All’interno di una famiglia in cui è avvenuto un suicidio è possibile anche che l’estremo gesto possa in qualche modo influenzare la volontà di un altro soggetto naturalmente predisposto. Come gettare un seme in un terreno fertile. Mi preme sottolineare che il problema della depressione è anche è soprattutto fisiologico. I medicinali, in questo caso, non possono mancare. Il calo della serotonina causa infelicità. Anche l’alimentazione è importante”.

Come mai la percentuale di suicidi in Irpinia è così alta?

“Noi abbiamo effettuato dei test per capire quanto la città, addirittura la sua architettura, possa influire sull’umore. Così come ovviamente la mancanza di lavoro e di svago. I paesi dell’Irpinia sono tutti molto isolati. Non c’è ricambio di gente. I commercianti hanno enormi difficoltà. Avellino è una città molto bella ma le persone non si uniscono. Le associazioni tendono soltanto a gettare acqua al proprio mulino trascurando totalmente la possibilità di fare gruppo. La situazione politica, la situazione architettonica, con tutti i molteplici edifici storici abbandonati al loro destino, non possono fare altro che instaurare un sentore di “incompiuto” all’interno delle persone. Un veleno che, con il tempo, può condurre fino alle estreme conseguenze”.

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