Coronavirus, il caso Gvs Sud: "Mancano le modalità di sicurezza e di assunzione del nuovo personale"

Uil e Uiltec scrivono alle istituzioni

Un'azienda apre le porte all'ingresso di nuovi lavoratori per la produzione di mascherine senza, tuttavia, specificare né le modalità di assunzione delle nuove unità, né tantomeno le dovute misure di sicurezza da adottare in una situazione di emergenza, legata alla diffusione del Covid-19. A Manocalzati, sede della Gvs Sud Srl, sorge il caso, sollevato da Uil e Uiltec Avellino-Benevento in una lettera rivolta alle istituzioni locali, al fine di far luce sulla questione e intervenire in maniera efficiente e tempestiva.

La lettera di Uil e Uiltec Avellino

La società Gvs Sud Srl con stabilimento sito in Manocalzati (Avellino) produce, con l’attuale organico di 70 operai, filtri medicali e, per questo, non ha avuto alcuna flessione nel suo normale ciclo di produzione. La stessa società, intendendo avviare, presso il medesimo sito, anche la produzione di mascherine di protezione per l'emergenza covid-19, ha organizzato, nel pomeriggio di ieri, un incontro, tenutosi in videoconferenza, tra i responsabili aziendali, la RSU e le OO.SS di categoria.

Durante la videoconferenza ci è stato riferito che per la nuova produzione sono previste circa 80/90 nuove assunzioni, mediante contratto somministrato settimanale/quindicinale, eventualmente da prorogare più volte, e che il nuovo processo produttivo è di imminente avvio. Viceversa, a fronte di tale considerevole aumento dei lavoratori (oltre il raddoppio dell’esistente) non ci è stato riferito con altrettanta chiarezza quali fossero le misure previste a seguito della ipotizzata intensificazione del personale che, ricordiamo, utilizzerà la medesima mensa, la medesima area spogliatoi, i medesimi spazi comuni, i medesimi bagni.

La società, anche su ns. reiterate insistenze circa le precauzioni anti-contagio da prevedere, è rimasta sul generico con la sola precisazione che, a seguito della concentrazione prevista non era più possibile garantire il rispetto della distanza minima interpersonale e, dunque, tutti gli operatori sarebbero stati obbligati all'utilizzo sistematico delle mascherine di protezione. In pratica, in aggiunta al protocollo anti-contagio già varato per il personale preesistente, un unico supplemento previsto: il perenne obbligo delle mascherine (durante i turni di produzione, negli spogliatoi, nei bagni, nella mensa e negli spazi comuni).

Non essendo convinti di quanto ci rappresentavano abbiamo insistentemente chiesto di ricevere una nota di cosa effettivamente avessero ipotizzato sia in termini di dislocazione delle aggiuntive postazioni di lavoro e sia in termini di gestione e utilizzo degli spazi comuni (mensa, bagni, spogliatoi, ingressi del personale, ingresso dei terzi e dei fornitori) e ciò in considerazione della massiva concentrazione prevista. Abbiamo suggerito, per quanto ci è stato possibile, di scaglionare gli ingressi in azienda, evitare le concentrazioni in sala mensa, di prevedere orari sfalsati delle turnazioni, il contingentamento negli spogliatoi, di recuperare altri spazi anche mediante strutture provvisorie, insomma tutto ciò che è praticabile per la rarefazione degli accentramenti. Oltre il tergiversare, ci è stato solo ribadito il previsto obbligo di indossare la mascherina per tutti i lavoratori.

Di converso apprendevamo che avevano già individuato il nuovo personale occorrente (circa 90 persone) e che gli stessi erano già stati sottoposti alla preventiva visita medica. In sintesi, da un lato già pronti per partire compreso la selezione del personale e le visite mediche mentre, dall’altro, non ancora avviati nel definire supplementari misure di prevenzione anti-contagio da implementare, necessariamente, atteso il sovraffollamento previsto. Rimasti praticamente fermi sulle reciproche posizioni, l’incontro si è chiuso con un “Vi faremo sapere”.

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Per tutto quanto sopra, siamo a chiedere un Vs. urgente intervento in quanto riteniamo non esserci le condizioni minime di sicurezza anti-contagio previste con grave ripercussione e esposizione per i lavoratori, per i cittadini e per l’intero territorio interessato.

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