De Mita occupa abusivamente una cantina e perde la causa ma l'Inps non incassa 116mila euro

Eppure l’Ente di Previdenza spesso recupera somme anche minime dai pensionati e, in questo caso, non ha provveduto a mettere in campo le azioni solite come diffida e ipoteca su beni del debitore

Vi ricordate del famoso immobile di Ciriaco De Mita a Roma, in via Arcione, messo in vendita? Ebbene, l’ex presidente del Consiglio, per alcune porzioni immobiliari (una cantina), dello stesso stabile è stato ritenuto “abusivo” da una sentenza del Tribunale di Roma del 2003. Ma i risvolti non chiari sono ben altri. L’Inps, che ha vinto la causa, non passa all'incasso. Eppure, l’Ente di Previdenza, spesso, recupera somme anche minime dai pensionati e, in questo caso, almeno finora, non ha provveduto a mettere in campo le azioni solite come diffida e ipoteca su beni del debitore; a fronte di una somma di 116.000 euro.Una storia che viene da lontano: coinvolge la direzione Patrimonio dell'Inps, la società Romeo Gestioni, nella veste di gestore del patrimonio immobiliare ex Inpdai, e la società Aliberto Re che ha acquistato gli spazi occupati abusivamente a seguito della cartolarizzazione Scip. AdnKronos ricostruisce l’intera vicenda, i legali di Ciriaco De Mita hanno preferito non rilasciare dichiarazioni.

“De Mita affitta nel 1988 l'appartamento che poi comprerà nel 2010 pagandolo 3,4 mln di euro. Nello stesso stabile vi sono alcuni spazi accatastati come commerciali che l'ex leader inizia ad utilizzare, probabilmente come deposito. Nel 1997 l'Inpdai, tramite la Romeo Gestioni, avvia una causa contro Ciriaco De Mita in cui contesta l'occupazione abusiva degli spazi. Nel 2003 arriva la sentenza del tribunale di Roma che riconosce l'occupazione abusiva di porzione immobiliare utilizzata come cantina. E qui scatterebbe la prima anomalia: la Romeo Gestioni, anziché rientrare in possesso degli spazi, tiene la sentenza nel cassetto e la tira fuori solo nel 2012, poco prima della sua decadenza per prescrizione. 

Nel lungo periodo intercorso tra il 1997, inizio della causa, e il 2012, momento dell'esecuzione, succedono molte cose. Intanto l'immobile di via Arcione viene messo in vendita con le cartolarizzazioni: in un lotto vengono ricompresi tutti gli spazi destinati a uso non abitativo (uffici, negozi, ecc.), mentre la parte abitativa, già in affitto a De Mita verrà poi ceduta allo stesso che effettua il diritto di prelazione. Il lotto non abitativo (106) viene aggiudicato dalla Aliberto Re che nel dicembre 2002 acquista tutti gli spazi per la somma 8,7 milioni di euro.  

A questo punto è opportuno spiegare che la società Scip, tramite il consorzio G6, incaricato della vendita, dopo l'aggiudicazione da parte di Aliberto Re ma prima del rogito, nell'ottobre del 2002, opera una riclassificazione di alcuni spazi trasformandoli da negozi a magazzini, escludendoli quindi di fatto dal bando 106. In pratica si tratta degli spazi per i quali è già in corso la causa per occupazione abusiva contro De Mita. 

La Aliberto Re quando si rende conto delle variazioni apportate al lotto 106 che si era aggiudicato ha avviato una causa contro l'Inps, nel frattempo subentrata all'Inpdai, e il Consorzio G6 che aveva curato la vendita dell'immobile chiedendo l'aggiudicazione totale del lotto comprese le particelle trasformate in magazzino. Causa conclusa con un accordo di rettifica del rogito a favore di Aliberto Re. Viene quindi stabilito che le porzioni di fabbricato individuate al foglio 479 particella 233 sub 510 e 511 (nate dal frazionamento del sub 509), sulle quali è intervenuta la modifica di destinazione, facevano parte del lotto 106 e che quindi sono da considerarsi aggiudicate alla Aliberto Re. Tale modifica al rogito viene effettuata nel novembre del 2017.  

Intanto nel 2015 la Romeo Gestioni, che continua a gestire il patrimonio Inps ex Inpdai, a seguito della vittoria per occupazione abusiva contro De Mita del 2003, avvia due nuove cause sempre contro De Mita per chiedere allo stesso una indennità di risarcimento per l'occupazione abusiva, una relativa alla particella 510 rilasciata da De Mita nel 2012, e l'altra, la 511, non ancora nella disponibilità dell'Istituto. Per la porzione di immobile individuato con la particella 511 l'Inps ha chiesto una indennità di 675.799 euro e il giudizio di primo grado è ancora in corso, per la porzione individuata con la particella 510 l'Inps ha vinto in primo grado, con sentenza immediatamente esecutiva, e si visto riconoscere una indennità di 116.886 euro, oltre gli interessi legali, calcolati su 5 anni di occupazione avendo ritenuto il giudice prescritti gli altri anni. Il giudizio pende ora in corte d'appello.  

A ingarbugliare ancora di più la vicenda sono intervenuti una serie di ulteriori elementi. Aliberto Re nel sottoscrivere l'accordo di rettifica del rogito con l'Inps ha rinunciato a danni chiesti all'Istituto per un milione. L'istituto però non ha informato di avere in corso due cause contro De Mita con le quali chiede un risarcimento per l'occupazione indebita. Cause delle quali la Aliberto Re è stata messa a conoscenza dall'Inps il 5 novembre 2018 chiedendo alla stessa di intervenire nelle due cause a fianco dell'Inps. Inps e Aliberto Re hanno anche sottoscritto un accordo per cui si impegnano ad una leale collaborazione per porre fine all'illecita gestione dell'immobile. 

E proprio in virtù dell'accordo, la Aliberto Re ha chiesto ad Inps di mettere in atto tutti gli strumenti per riscuotere i 116.000 euro relativi al giudizio sul quale si è pronunciato il giudice di primo grado (sentenza subito esecutiva). In particolare ha chiesto di provvedere con urgenza all'iscrizione di ipoteca giudiziale sul bene immobile di valore di proprietà del debitore, tenuto anche conto che De Mita ha messo in vendita lo scorso ottobre il superattico di via in Arcione. Aliberto Re ha anche proposto all'Inps di accollarsi le spese per l'iscrizione di ipoteca ma l'Inps ancora non si è mossa.  

Inoltre, la Aliberto Re dopo la rettifica del rogito, non sapendo delle due cause avviate dall'Inps contro De Mita, ha sottoscritto con l'ex leader Dc, nel luglio del 2018, una transazione tombale di rinuncia ad azioni. Una mossa che ora potrebbe ritorcersi contro la stessa Aliberto e l'Inps. Nella causa in corso relativa all'appello per la particella 510 la difesa di De Mita ha prodotto la transazione tombale con Aliberto Re contestando il suo intervento nel giudizio. Stessa mossa potrebbe fare nell'altro giudizio. Inoltre, sempre la difesa di De Mita, dopo la rettifica del rogito che ha assegnato la proprietà dei locali alla Aliberto Re, contesta alla stessa Inps la legittimità ad agire, in quanto non più proprietario".  

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