Morta in casa dei suoceri, i genitori di Claire chiedono di riaprire il caso

A quattro anni dalla morte di Claire Martin, 31 enne inglese trovata morta nel in un lago di sangue, all'interno della villetta dei suoceri a Carpignano a Grottaminarda, i genitori chiedono giustizia e di riaprire il caso

Per la Procura di Ariano Irpino il caso è chiuso.  A quattro anni dalla morte di Claire Martin, 31 enne inglese residente in Campania, trovata morta nel in un lago di sangue, all’interno della villetta dei suoceri a Carpignano a Grottaminarda, i genitori chiedono giustizia e di riaprire il caso. A dare eco il Guardian, celebre giornale inglese che in prima battuta scrive: “La misteriosa morte di Claire Martin: dieci ferite da coltellata che la giustizia italiana chiama suicidio”. Pat e Ray Martin, genitori della ragazza, non riescono a rassegnarsi. ”L'unica cosa che lasciava intendere che quella villa fosse la scena di un crimine - dicono - era un po’ di nastro adesivo della polizia attaccato al cancello principale. Anche se tutti dicono che la storia di Claire sembri portare ad un suicidio, sentiamo che sta accadendo qualcosa di subdolo”. Dal rapporto iniziale dell’autopsia sul corpo, i due medici legali Oto Macchione e Giuseppe Vacchiano hanno concluso che Claire fosse stata uccisa.

Ma i rilievi non sembrano lasciar pensare ad un’aggressione: nessun segno, nessun avviso che lasci pensare ad un tentativo di autodifesa della ragazza, nessun frammento di pelle altrui sotto le sue unghie. Vale anche per l’arma del delitto: un coltello da cucina di 33 centimetri: “E’ stato trovato un dna maschile sopra - prosegue nell'articolo la giornalista Scammel - ma le autorità, hanno sostenuto che non fosse utile per le indagini: il giudice Michela Palladino ha ordinato di chiudere il caso. Anche un secondo giudice, Gelsomina Palmieri, ha stabilito che non vi fosse alcun motivo per riaprire l’inchiesta, a seguito di un’obiezione dei Martin nel 2014”.

Restano alcuni interrogativi. Come può una persona accoltellarsi dieci volte?  

Il medico legale Oto Macchione incaricato per primo dalla Procura di Ariano di effettuare gli esami autoptici concluse la perizia confermando la tesi del suicidio: la donna avrebbe compiuto il gesto disperato perché affetta da depressione post partum. Oggi rispetto ai dubbi sollevati dal quotidiano The Guardian il perito arianese è categorico: “Fin dal primo momento – ricorda il medico legale Oto Macchione – fu evidente l’ipotesi del suicidio, confermata dai Ris e dagli altri inquirenti che effettuarono il sopralluogo nell’immediatezza della tragedia. Sul corpo della vittima c’erano almeno nove piccole lesioni, ferite da taglio che non potevano essere compatibili con un accoltellamento”.

Il medico legale spiega a “Repubblica”: “Se quel coltellaccio da cucina ritrovato accanto al cadavere fosse stato utilizzato da un assassino credo che alla povera Claire le avrebbe staccato la testa. Invece, alla fine una sola ferita fu fatale, quella alla carotide che provocò una morte lenta”. Il dottore Macchione è anche perplesso rispetto alla reazione dei genitori della donna. “Non so quali elementi abbiano per sostenere la tesi dell’omicidio. Per la verità nei giorni della tragedia non si sono mai fatti vedere, ora non capisco che senso abbiano queste denunce”.

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