Quindici, colpi di arma da fuoco contro il maglificio di Libera

Il Maglificio 100Quindici Passi, il primo bene confiscato alle mafie della provincia di Avellino, domani aprirà le porte: la villa bunker, una volta appartenuta al Clan Graziano, è diventata un laboratorio di maglieria artigianale

Attentato intimidatorio a colpi di arma da fuoco a Quindici. Ad un giorno dall'apertura ufficiale delle attività del Maglificio 100Quindici Passi, il primo bene confiscato alle mafie della provincia di Avellino, restituito alla collettività e riutilizzato per finalità sociali, diventa bersaglio scelto della criminalità. Il locale commissariato di polizia ha avviato le indagini.

Domani a tagliare il nastro alle ore 16.30 ci sarà Don Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera, l’associazione che da oltre vent’anni si impegna per favorire il riutilizzo sociale dei beni confiscati insieme al prefetto di Avellino, Carlo Sessa, e ai rappresentanti delle istituzioni provinciali e regionali.

libera ha fatto sapere che l'inaugurazione, nonostante le numerose intimidazioni si terrà comunque: "In questi anni i ragazzi hanno sostenuto il comitato Don Peppe Diana e le cooperative sociali del territorio e hanno contribuito alla conoscenza e allo sviluppo di queste realtà raccontandole per tutta italia; hanno osservato ed imparato a gestire e fare economia sociale! Sono ragazzi che nonostante tutto, in questo paese hanno ancora il coraggio di sognare un paese migliore! Non possiamo lasciare soli, domani saremo tutti presenti x dire da che Parte Stiamo!" si legge sul profilo Facebook di Libera Avellino.“

Grazie al contributo della Fondazione con il Sud, la cooperativa sociale Oasiproject ha trasformato la villa bunker, una volta appartenuta al Clan Graziano, in un laboratorio di maglieria artigianale. È uno dei rari casi in cui un’immobile confiscato diventa un vero e proprio sito industriale.

Questo progetto, realizzato insieme al Comune di Quindici, Libera, Diocesi di Nola, Energia Sociale e sostenuto da Banca Etica, non vuole essere solo un’iniziativa simbolica. In questa fase storica in cui la criminalità organizzata nel Vallo di Lauro prova a ristabilire la sua egemonia con attentati e intimidazioni, il Maglificio rappresenta, invece, un’opportunità vera di riscatto e di sviluppo per l’intero territorio anche in termini lavorativi. Sono già sette le persone assunte, selezionate attraverso un avviso pubblico, che andranno a realizzare maglieria tecnica per le forze dell’ordine.

L’intenzione è dar vita a un nuovo modello di economia alternativa a quella criminale mettendo in rete aziende e imprese sociali. Grazie alla partnership siglata insieme all’Unione Industriale Biellese, sarà possibile, infatti, alimentare una filiera sana nel settore della maglieria con aziende leader del distretto industriale piemontese che affiancheranno la cooperativa in fase di start-up e produzione.

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