Sapore d'Irpinia

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Dalla transumanza ai giorni nostri: la vera storia del caciocavallo impiccato

Il caciocavallo impiccato era il pasto piú consumato dai pastori nel periodo della transumanza

Il non plus ultra della tradizione gastronomica irpina è sicuramente il caciocavallo impiccato.
Tra i modi più buoni di degustare il re dei formaggi, il caciocavallo impiccato è l'iniziatore dello street food italiano. Una tradizione antica che affonda le sue radici in un passato assai remoto, quando nel periodo della transumanza un'enorme mandria di bestiame migrava dai luoghi di montagna alle pianure e viceversa.
Un fenomeno importantissimo che permetteva il mantenimento di una fetta consistente della popolazione. Lungo questo itinerario, chiamato tratturi, non si muoveva solo il gregge, ma un’intera organizzazione itinerante di uomini e animali. Ed è lungo questo percorso che nasce la storia del caciocavallo impiccato.
I pastori stanchi dal viaggio, la notte accendevano il fuoco per riscaldarsi e conficcavano nel terreno delle mazze sulle quali appendere i cappotti, spesso bagnati dalla pioggia, e i caciocavalli per metterli Al riparo dagli animali. Un giorno,  al loro risveglio trovarono i caci che a causa del calore delle fiamme, iniziavano a colare. Prontamente qualcuno di loro ebbe l’intuizione di adagiare una bella fetta di pane al di sotto del caciocavallo filante e visto l'ottimo risultato, tutti iniziarono ad imitarlo dando vita ad una tradizione meravigliosa. Da allora il caciocavallo sciolto sul fuoco divenne il pasto più in voga tra i pastori nel periodo della transumanza. Un'abitudine che poi è stata tramandata di generazione in generazione fino a conquistare le principali manifestazioni enogastronomiche di tutta la Campania.
 

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