Sapore d'Irpinia

Sapore d'Irpinia

Oli Migliori d'Italia, 5 gocce d'eccellenza per la Ravece Case D'Alto

Claudio De Luca: "La Ravece cresce di anno in anno sul mercato estero, ma non sanno ancora dov'è l'Irpinia"

Una storia olivicola antica ripresa e reinterpretata da un giovane imprenditore che dopo anni spesi nel settore edile ha deciso di investire nella naturale vocazione del suo territorio. 

È il racconto di Claudio De Luca, vigneron, ma anche produttore di un elisir di lunga vita come l'olio extravergine d'oliva

Una gemma preziosa che trova radici nei terreni tra Carpignano e Flumeri dove da secoli colline incantevoli crescono gli ulivi centenari della famiglia De Luca.

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Un progetto ambizioso che nasce dalla passione per l'Irpinia e si trasforma in ricerca costante e attenta verso un lavoro di recupero di varietà autoctone pregiate come la Ravece

Ed è proprio quest’ultima la punta di diamante di Case D'Alto. Oro verde che ogni anno si attesta nelle migliori guide di settore: da Gambero Rosso a Slow Food è sempre un susseguirsi di premi e riconoscimenti. Tra gli ultimi il prestigioso titolo sulla guida Bibenda 2020 della Fondazione italiana sommelier. "5 gocce" per il Coevo Ravece 100%. Un olio che conferma le prestazioni eccellenti degli anni scorsi registrando in breve tempo il tutto esaurito. 

"È il nostro fiore all'occhiello - chiosa Claudio De Luca - Ho una richiesta continua dall'estero: dal Giappone agli Stati Uniti la Ravece ha riscosso un interesse quasi inaspettato. L'anno scorso ho esaurito la produzione, quest'anno ci siamo molto vicini".

Il Coevo Raceve è un olio di straordinaria complessità che presenta un sentore deciso di pomodoro verde, note di erbe con un finale deciso equilibratamente amaro e piccante. Un sapore schietto che rivela il profilo aromatico del terroir collocando Case D'Alto nel segmento produttivo degli oli extravergini di oliva di eccellenza.

"Sin da principio l'obiettivo è stato realizzare soltanto ciò che la natura consente, applicando una rigida disciplina, ottenendo rese limitate e mettendo in atto tecniche di olivicoltura a basso impatto ambientale. Il risultato è stato subito soddisfacente. Nonostante l'Irpinia sia ancora scarsamente conosciuta sul mercato estero per la qualità del suo olio, il nome Case D'alto si è affermato prima con l'extra Vergine e poi con il vino". 

Merito di costanza e determinazione nel perseguire buone pratiche agronomiche fondamentali per avere dei frutti sani e un Evo 'top quality'. 

Nella produzione dell'olio extravergine, l'Azienda Agricola Case D'Alto ha infatti scelto di utilizzare unicamente olive verdi dai propri fondi agricoli. La successiva estrazione è svolta meccanicamente, a freddo in un frantoio a ciclo continuo. Le diverse cultivar nei periodi che precedono la raccolta, vedono unicamente l'impiego di fertilizzanti di natura organica. Per quanto riguarda la raccolta stessa, invece viene portata a termine affidandosi esclusivamente alla brucatura a mano (con l'ausilio di agevolatori).

Il periodo scelto coincide con la prima decade di ottobre, ossia anticipatamente rispetto a quanto previsto dalla tradizione. Se, da un lato, questa scelta ha riflessi negativi sulla resa, dall'altro permette di esaltare le proprietà dell'olio.

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"Non mi interessa fare grandi numeri, per me conta la qualità e con il giusto connubio tra tradizione e innovazione la produzione olearia continua a migliorare di anno in anno. Adesso, però dobbiamo stare attenti a tutelare le nostre cultivar" . 

Claudio ci tiene a sottolineare che la produzione locale va promossa in un' ottica diversa per evitare possibili 'scippi' da parte di regioni più competitive che hanno compreso le preziose caratteristiche della Ravece. 

"La Dop è ferma al palo, non c'è stata una valida campagna di valorizzazione. Fuori dalla Campania questo lembo di terra, vocato all'olivicoltura, fatica a farsi riconoscere. Accade quindi che Regioni come la Toscana, terra di grandi vivaisti, consapevoli del pregio di una cultivar come la Ravece, ad esempio, inizino ad esportarla nei loro terreni. È un fenomeno e un rischio che dobbiamo arginare per evitare di perdere l'esclusiva di un bene prezioso che deteniamo da secoli".

La Ravece è uno dei nostri patrimoni e l'opera portata avanti da aziende come Case D'alto ha contribuito alla diffusione del brand Irpinia al di fuori dei confini nazionali dove, spiega De Luca, c'è una consapevolezza maggiore rispetto ad un prodotto di nicchia.

"Sembra strano ma la Ravece è apprezzatissima proprio per le sue note amare e piccanti, hanno capito che sono due indicatori di qualità che la Ravece ha più di altre cultivar. All'estero non identificano di certo la Ravece con l'Irpinia, ma la riconoscono per le sue peculiarità organolettiche. Forse sarebbe il caso di riflettere su questo aspetto e creare una strategia di rete nell'interesse di tutti".

Al momento Claudio produce tre linee di Evo: Leccio del Corno, un blend di Ravece, Leccino e Ogliarola e Ravece 100%. Tre chicche a cui l'agricoltore ha pensato di aggiungere un ultimissima produzione d’eccellenza: le conserve di ortaggi sottolio preparate seguendo i dettami delle vecchie ricette tradizionali, tutte rigorosamente made in Irpinia, tutte in conversione biologica, tutte con pregiatissimo olio extra vergine di oliva. 

Ma di questo parleremo un'altra volta.

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