Sapore d'Irpinia

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Il segreto del Pantorrone: il cuore di una famiglia nel segno di Nonno Gerardino

Il laboratorio di Dentecane prosegue nella lunga tradizione familiare che risale al 1876

Avete presente quegli odori che inondano la casa delle nonne quando il pomeriggio aspettano i loro nipotini per la merenda? Quei profumi che ti riconciliano col mondo e ti avvolgono in aurea soffice al profumo di miele, caramello e fiori di arancio? Questa è la sensazione che provi quando fai il tuo ingresso in uno degli storici torronifici di Dentecane, desiderosa di assistere alla produzione magistrale di quello che resta un'istituzione per l'arte dolciaria locale.
Non importa se sia con le mandorle, le nocciole, o i pistacchi, col torrone è amore al primo morso, in qualsiasi variante e forma ti si presenti dinanzi, purché alla base ci sia la professionalità di mastri torronai come il Cavaliere Gerardino Garofalo. Alla veneranda età di 87 anni, l'inventore del Pantorrone, continua con grande orgoglio la tradizione di un must delle feste di Natale: “O' copeto”. Il Cavaliere ha lasciato il testimone ai figli, ma la cabina di regia non gliela toglie ancora nessuno. Forte dei suoi insegnamenti, la famiglia Garofalo non ha mai delegato a terzi, ma proprio per conservare la genuinità del prodotto, ha sempre seguito in prima persona ogni fase della lavorazione: dalla selezione delle materie prime, fino alla vendita all'ingrosso e al dettaglio. A dirigere i lavori in laboratorio, oggi c'è Luigi Garofalo, aiutato da abili artigiane e dai suoi figli Gerardino, Giuliano e Gabriele. Orazio, Anna e Antonella Garofalo (gli altri tre figli del Cavaliere Garofalo) si occupano, invece, delle vendite e delle spedizioni. Una famiglia compatta, allegra e volenterosa che permette all'azienda di essere in auge da ben 141 anni.
Ma il segreto del successo, come mi ha spiegato Nonno Gerardino, sta soprattutto nei piccoli dettagli: “Fare il torrone -mi dice - non è semplice, richiede duro lavoro, passione e una grande attenzione per i particolari”. Ecco spiegata la scelta di conservare per il torronificio il carattere familiare. Bisogna conoscere da vicino miele, mandorle, cioccolato e tutto quanto serve per realizzare un buon torrone, prima di poter passare alle diverse fasi di lavorazione: “Qualcosa che può fare solo chi ha veramente a cuore l'azienda e ciò che rappresenta - aggiunge”.

Nasce così la differenza con un prodotto industrializzato. Il torrone Garofalo necessita di un processo di lavorazione che risulterebbe impossibile a livello industriale. Ogni passaggio richiede un lavoro dettagliato e particolare, inoltre dopo la fase di tostatura della frutta secca, montatura degli ingredienti e asciugatura, il torrone viene rigorosamente lavorato a mano senza nessun procedimento meccanico che ne altererebbe la friabilità.
Un processo che richiede circa 15 ore ogni al giorno. “Sotto le festività natalizie ci si alza presto – mi spiega Luigi – la mole di lavoro è altissima, produciamo all'incirca 1500 pezzi al giorno. Non ci fermiamo mai, la mattina, dalle cinque, io sono già operativo e la sera dobbiamo preparare per il giorno dopo. Le ore di sonno sono poche, ma siamo abituati e per noi non è un problema, anzi”. 
Questa grande dedizione al lavoro riesce, infatti, a dare grandi soddisfazioni. I prodotti Garofalo sono acquistabili in tutta Italia e sono quotidiane le spedizioni per l'estero, in particolare per l'Australia. Inoltre l'azienda ha all'attivo più di 35 diverse specialità di torrone e ogni gusto sprigiona note aromatiche differenti. Anche se il vero pezzo da novanta, il fuoriclasse intramontabile e più richiesto resterà per sempre il  Pantorrone di Nonno Gerardino, una dolce mattonella ricoperta di cioccolato fondente che regala uno stato di benessere all’olfatto, alla vista e dulcis in fundo, al nostro senso preferito: il gusto.
 

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