Sapore d'Irpinia

Sapore d'Irpinia

Sfumature irpine in chiave gourmet: la sfida di Alma il nuovo ristorante di Alessia e Mattia

Dopo l'esperienza presso il ristorante stellato Il Flauto di Pan, lo chef Mattia Del Gaudio insieme alla sua socia Alessia Urciuoli ha deciso di creare ad Avellino un ristorante in cui convivono in perfetta armonia tradizione e modernità

Cucina tipica campana rinnovata nello stile e nella ricerca. E' questo il paradigma studiato da Alma Gourmet d'Irpinia per rimanere nell'alveo della tradizione in chiave gourmet. In via Trinità (ex Vicolo dei Matti) da qualche mese si è affacciata sul panorama avellinese una nuova realtà che ha l'ambizione di diventare un gioiello della ristorazione puntando su un modello gastronomico rivisitato nella tecnica, ma non nell'essenza.

Una cucina opulenta, ricca di gusto e di elementi dal sapore deciso, interpretata dalla personalità riconoscibile di Mattia Del Gaudio, giovane chef di 24 anni marchiato già da un' esperienza stellata al Flauto di Pan a Ravello. Ad aiutarlo Alessia Urciuoli, socia e amica di infanzia, con la passione per l'Irpinia e le sue meraviglie agroalimentari.

Il filo conduttore delle loro idee risuona nel nome: Alma, acronimo di Alessia e Mattia, ma anche evocativo di Alma la scuola italiana di cucina fondata da Gualtiero Marchesi dove ha studiato il 24enne e il team di chef che lo aiuta in cucina.

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“Abbiamo scommesso su questo luogo, che già nel nome vuole evocare il nostro mood – spiega lo chef - Alma siamo noi con la nostra passione per l'Irpinia e il made in Italy”.

Alla base della loro avventura: l'artigianalità, la ricerca e il contatto con la gente.

“Cerchiamo di far capire il nostro stile – aggiunge Alessia - un ristorante curato , ma giovanile che si nutre dei grandi esempi italiani. Io in sala e Mattia in cucina vogliamo offrire qualità e accoglienza per onorare la nostra terra”.

Alma è pensato per chi vuole toccare con mano la ricerca delle materie prime, la biodiversità, la cura del dettaglio. Passato, presente e futuro si amalgamano in un menù che cerca di dare una visione completa della tradizione campana e dei suoi ingredienti cult partendo dalla regola di Gualtiero Marchesi: “less is more”. Mattia Del Gaudio si concentra sull'armonia dell'essenziale per rimarcare l'anima di un piatto: così i classici di ieri diventano i classici di oggi in un'offerta gastronomica in cui convivono in perfetta armonia tradizione e modernità.

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Si parte quindi da un entrè di benvenuto accompagnato da una bollicina di Prosecco. Dalla fantasia dello chef una proposta semplice, ma ben eseguita nella lavorazione artigianale, gesti precisi che si declinano in un benvenuto delizioso a base di sgombro affumicato su un letto di scarola, montanarina fritta (realizzata con farina macinata a pietra tipo 3) ripiena di ricotta di bufala di Agerola e guarnita con lardo di Giovanniello e una bruschetta con alice di Cetara marinata e condita con olio San Comaio.

Le elaborazioni di grande qualità lavorate meticolosamente dalla brigata proseguono nell'antipasto. Nessuna proposta estrema, né azzardi culinari, piuttosto reinterpretazioni studiate di piatti intramontabili come il Baccalà alla Pertecaregna realizzato in olio cottura con crema di peperoni cruschi e pelle croccante, oppure un classico come rape e patate accompagnato da papacelle, costoletta di maiale e pizza di grano.

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La vitalità della cucina prosegue nei primi piatti dove emerge una bella pulizia dei sapori travalicando la banalità con qualche contaminazione marina. E' il caso dello spaghettone di Gragnano con crema di broccoli, vongole e pecorino, suadente e bilanciato nei profumi e negli aromi.

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Per chi invece ha voglia di essere rassicurato Del Guadio propone i tagliolini tirati a mano mantecati con burro alla maitre d'hotel e l'abbraccio penetrante del tartufo nero.

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Nei secondi i piatti si sviluppano incrociando elementi di mare e terra. La cottura sottovuoto gioca un ruolo cardine nella spalla di agnello con radicchio tostato e maionese di alici. Sapori intensi, ma bilanciati nella sapidità e nella concentrazione del gusto. L'offerta non dimentica la semplicità di un'entrecote ai ferri, o la proposta di pesce che può variare in base alla giornata.

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Infine i dolci, anche qui i cuochi si muovono con disinvoltura con la possibilità di scegliere tra un classico tiramisù, o osare con il cavallo di battaglia di Mattia: la tartelletta al lemon curd dove la durezza della frolla esterna fa da contrasto all'intensità della crema di limone al suo interno.

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L'orientamento è chiaro: anche nella carta dei vini si predilige il territorio con le etichette di Luigi Tecce, Villa Raiano, Sertura, Molettieri, ma non mancano riferimenti oltre regione per permettere i migliori abbinamenti cibo vino.

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Alma Gourmet di Irpinia ha uno spirito dinamico adatto alle esigenze di giovani e meno giovani. Sfumature gourmet in salsa irpina con una formula al giusto rapporto qualità prezzo che a pranzo prevede l'opzione a 12 euro (primo, sencondo, acqua e calice di vino), o il menù degustazione a 30 euro (disponibile a pranzo e a cena). Inoltre con la stessa filosofia e la massima attenzione per la qualità degli ingredienti, Alma ha scelto di affiancare al ristorante anche la pizzeria. Offrendo una ricca selezione di pizze tutte realizzate con lievito madre e farina macinata a pietra tipo 3.

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