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Reinserimento sociale dei detenuti, nasce il "Progetto Fenice"

Il fine primordiale della pena, costituzionalmente garantito dall'art. 27, insieme con i dettami dell'ordinamento penitenziario di cui all'art. 1, è la speranza del reinserimento sociale attraverso la finalità rieducativa della pena. Ciò vuol dire poter cambiare vita, togliere dalla sofferenza se stessi e i propri affetti, sperando di guardare al futuro  con occhi e cuore nuovo e al passato come una lezione che non conduca alla reiterazione degli sbagli bensì ad una strada di impegno, volitivita', costruzione, collaborazione e coesione sociale. Per il concretizzarsi di questo programma è necessario incanalare i ristretti, già prima del fine pena, ad un  percorso formativo e lavorativo attraverso scambi regionali, contratti di lavoro al di fuori delle regioni di appartenenza, lontani dai contesti di macro e microcriminalità nei quali perseverano inevitabilmente in condotte deviate, mettendosi così in discussione ed avendo l'effettiva possibilità di risorgere attraverso il coraggio di salvare se stessi e i propri cari, con l'impegno però di associare al percorso lavorativo, attività di volontariato ad esempio la manutenzione dei beni culturali, per il comune di assegnazione extra regionale, sulla scia del progetto regionale Management Work, avviato dall'Amministrazione Penitenziaria. Il progetto denominato "Fenice" è il primo passo per rinascere una seconda volta.

Francesca Accetta

Esperta in criminologia e psicologia forense

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