Prete irpino bacchetta Salvini: "Non strumentalizzi il Rosario e altri segni sacri"

Don Giuseppe Autorino "bacchetta" il vice premier via social

Matteo Salvini sfida tutto e tutti, anche la Chiesa, non solo invocando santi e Madonna, ma anche “sbandierando” rosari e crocifissi. Quest’atteggiamento del vice premier è ben visto dai cattolici “tradizionalisti”, anche se il modus operandi dello stesso ministro a tratti storce con quella che è la totale apertura del messaggio evangelico, andando a discapito di quella prima regola di fratellanza che la stessa ede cristiana impone.

Tale particolare, però, non è sfuggito a Don Giuseppe Autorino, parroco di Mugnano del Cardinale, che in un lungo post social ha criticato aspramente Salvini. Il sacerdote, visti i fatti, si è sentito in dovere di interrogarsi sul “nostro essere cattolici nella società del nostro tempo”. “La povertà economica ed umana che viviamo in questo tempo ci deve spingere alla solidarietà, all’unione, a soccorrere il povero, e sapere che anche se il colore della pelle non è come il mio, lui è comunque mio fratello”, scrive don Giuseppe.

L’Europa – continua - deve andare verso un nuovo umanesimo che rimetta al centro la persona. L’Italia, la politica, i politici, i cattolici e ogni uomo di buona volontà ha bisogno di una riforma della coscienza”. Poi, si rivolge direttamente al ministro dell’Interno: “Vorrei dire a Salvini che il Rosario non si ostenta per dire che sono cristiano, perché è fatto per essere pregato e non per essere agitato al vento, infatti non è l’esibizione del rosario che fa di te un cristiano. Io non faccio politica, perché la mia missione mi chiede altro, anche se come cittadino italiano sono chiamato a vivere la Polis. Vorrei esprimere nettamente che alcune esibizioni o ostentazioni, alla politica non gli spettano e quindi sappia rispettare i segni sacri che appartengono al popolo dei fedeli, senza strumentalizzarli”.

Parole dure che ad un certo punto del post vengono rivolte anche a quelli che si professano cristiani: “La vita in Cristo non è una bella teoria o un concetto da imparare, ma l’incontro con Gesù e con i fratelli, specialmente quelli più bisognosi. Abbiamo bisogno di un riflesso concreto della nostra vita di fede nella società che viviamo tutti i giorni”.

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